Passeggiando tra gli scaffali del reparto conserve, ci si trova di fronte a un vero e proprio festival di bollini, simboli e claim che promettono qualità, naturalezza e genuinità. Le marmellate, in particolare, sembrano gareggiare in una competizione di etichette accattivanti: qui un bollino dorato che garantisce “100% frutta”, là una fascia verde che proclama “senza zuccheri aggiunti”, più in alto una certificazione dalla grafica elaborata. Ma quanti di questi simboli hanno un reale valore normativo e quanti sono invece semplici strategie di marketing?
Il labirinto dei bollini: tra normativa e creatività commerciale
La prima distinzione fondamentale riguarda la natura stessa di questi simboli. Esistono infatti marchi e certificazioni regolamentati dalla normativa europea e italiana, che rispondono a criteri precisi e verificabili, e poi ci sono i cosiddetti “claim commerciali”, creati liberamente dai produttori per valorizzare il proprio prodotto senza necessariamente sottostare a verifiche esterne.
I simboli regolamentati includono le certificazioni biologiche, DOP, IGP, nonché alcuni marchi di qualità riconosciuti. Questi hanno tutti un denominatore comune: sono soggetti a controlli da parte di enti terzi e seguono disciplinari precisi. Quando li troviamo su un vasetto, possiamo effettivamente fare affidamento sul loro significato.
Diverso è il discorso per quei bollini brillanti e colorati che promettono “ricetta della nonna”, “solo ingredienti selezionati” o “preparato come una volta”. Questi non hanno alcun valore legale specifico e servono principalmente a creare un’associazione emotiva con il consumatore, evocando concetti di tradizione e qualità senza però garantirli attraverso verifiche oggettive.
Il caso emblematico del “100% frutta”
Uno dei claim più diffusi merita un’analisi particolare. Quando leggiamo “100% frutta”, la nostra mente elabora immediatamente l’informazione come “questo prodotto contiene solo frutta e nient’altro”. La realtà, però, è più sfumata. Questo bollino indica generalmente che gli ingredienti utilizzati provengono interamente dalla frutta, ma non esclude la presenza di zuccheri, che possono derivare da succhi concentrati di frutta aggiunti appositamente.
In pratica, un prodotto può dichiarare “100% frutta” pur contenendo, oltre alla polpa di fragole o albicocche, anche succo concentrato di mela o uva utilizzato come dolcificante naturale. Tecnicamente non si tratta di una bugia, ma di una comunicazione che sfrutta l’ambiguità interpretativa del consumatore medio.
L’equivoco del senza zuccheri aggiunti
Arriviamo al claim che genera maggiore confusione e che merita la nostra attenzione più critica. Il bollino senza zuccheri aggiunti viene spesso interpretato come sinonimo di “prodotto leggero” o “a basso contenuto di zuccheri”, ma la verità è completamente diversa.
La normativa europea è chiara su questo punto: un prodotto può riportare questa dicitura quando non sono stati aggiunti monosaccaridi o disaccaridi durante la lavorazione. Tuttavia, questo non dice assolutamente nulla sul contenuto totale di zuccheri presenti naturalmente nella frutta. La frutta contiene naturalmente fruttosio, uno zucchero semplice che, quando viene concentrata e cotta per diventare marmellata o confettura, raggiunge concentrazioni elevatissime.

Un vasetto di marmellata “senza zuccheri aggiunti” può tranquillamente contenere dal 40% al 50% di zuccheri totali, derivanti esclusivamente dal contenuto naturale della frutta utilizzata. Questo equivoco ha conseguenze concrete, specialmente per persone diabetiche o che seguono diete a basso indice glicemico. Acquistare un prodotto pensando che sia “senza zuccheri” quando invece ne contiene quantità significative può portare a scelte alimentari inadeguate rispetto alle proprie esigenze di salute.
Come orientarsi tra i simboli: una guida pratica
Per evitare di cadere nelle trappole del marketing alimentare, è utile sviluppare un approccio critico e metodico alla lettura delle etichette. La tabella nutrizionale presente sul retro del vasetto rimane l’unico strumento affidabile per conoscere il contenuto effettivo di zuccheri, indipendentemente da quanto promettente sia il bollino sulla parte frontale dell’etichetta.
- Verificare sempre la lista ingredienti, l’unico elemento che per legge deve riportare esattamente cosa contiene il prodotto, in ordine decrescente di quantità
- Consultare la tabella nutrizionale, dove i valori di zuccheri totali, grassi e sale permettono confronti oggettivi tra prodotti diversi
- Diffidare dei bollini autoreferenziali, perché frasi come “qualità garantita” o “ricetta tradizionale” senza riferimenti a enti certificatori esterni hanno scarso valore informativo
- Riconoscere i marchi ufficiali, che hanno loghi standardizzati sempre accompagnati dal codice dell’organismo di controllo
Il potere delle parole sulla confezione
L’industria alimentare investe risorse considerevoli nello studio della comunicazione visiva e verbale sulle confezioni. Ogni parola, ogni colore, ogni simbolo è studiato per influenzare la percezione del consumatore e orientarne le scelte d’acquisto. Non si tratta necessariamente di pratiche scorrette, ma di tecniche di marketing perfettamente legali che sfruttano le associazioni mentali e le aspettative dei consumatori.
Termini come “naturale”, “genuino”, “come fatto in casa” non hanno definizioni legali precise nel contesto delle marmellate industriali, ma evocano sensazioni positive che guidano l’acquisto. Allo stesso modo, l’utilizzo di colori verdi e marroni, di immagini di frutta fresca e di font che ricordano la scrittura a mano contribuiscono a costruire un’immagine di autenticità che può non corrispondere alle caratteristiche effettive del prodotto.
La sostanza conta più dell’apparenza
Sviluppare consapevolezza rispetto a questi meccanismi non significa demonizzare l’industria alimentare né rinunciare al piacere di gustare una buona marmellata. Significa invece dotarsi degli strumenti critici necessari per fare scelte informate, basate su dati oggettivi piuttosto che su suggestioni commerciali.
Un vasetto con una confezione semplice e pochi bollini può contenere un prodotto di qualità superiore rispetto a uno letteralmente ricoperto di certificazioni e claim. La differenza la fa la composizione effettiva, verificabile solo attraverso una lettura attenta e consapevole dell’etichetta completa. Ricordiamo che il nostro potere di consumatori si esprime proprio attraverso la capacità di decodificare le informazioni, superando la superficie attraente del packaging per arrivare alla sostanza. In questo modo, ogni acquisto diventa un atto consapevole e ogni scelta alimentare una decisione informata a tutela della nostra salute e del nostro portafoglio.
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