Diabete e dieta: quello che i supermercati non ti dicono sulle pere che compri ogni settimana

Quando percorriamo i corridoi del reparto ortofrutta, sempre più spesso ci imbattiamo in prodotti che strizzano l’occhio al benessere e alla linea. Tra questi, alcune confezioni di pere recano diciture accattivanti come “light”, “dietetiche” o “adatte alla dieta”, suggerendo un frutto pensato per chi conta le calorie. Ma cosa si nasconde realmente dietro queste etichette? La normativa europea sulla denominazione di vendita e sulle informazioni ai consumatori è piuttosto rigida, anche se alcuni operatori sfruttano zone grigie che meritano attenzione.

Cosa dice davvero la legge sulla denominazione delle pere

La denominazione di vendita di un prodotto alimentare indica la natura effettiva del prodotto e non può essere sostituita da marchi di fantasia o diciture promozionali. Questo principio è stabilito dal Regolamento UE n. 1169/2011, che definisce la denominazione dell’alimento come il nome prescritto dalla legislazione applicabile o, in mancanza, il nome usuale o una descrizione che consenta al consumatore di conoscerne la vera natura.

Per l’ortofrutta fresca, la normativa prevede che per alcuni prodotti, tra cui le pere, debbano essere indicati la categoria di qualità e la varietà commerciale quando si applicano le norme di commercializzazione specifiche. Nella prassi commerciale trovano spazio denominazioni come “Conference”, “Abate Fetel”, “Williams” o “Kaiser”, che identificano varietà reali, con caratteristiche pomologiche e organolettiche definite dagli standard di commercializzazione della frutta fresca.

Il problema emerge quando sulla confezione compaiono aggettivi o definizioni che non corrispondono a varietà botaniche riconosciute, ma a semplici espressioni di marketing. Una “pera light” non è registrata come varietà nei cataloghi varietali ufficiali dell’Unione Europea per il genere Pyrus communis e non è contemplata come denominazione legale di varietà, ma come dicitura commerciale potenzialmente idonea a suggerire proprietà nutrizionali particolari che in realtà non possiede.

Perché queste diciture rappresentano un problema reale

Chi segue un regime alimentare controllato presta particolare attenzione alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti. Le pere, come la maggior parte della frutta, contengono zuccheri naturalmente presenti come fruttosio, glucosio e saccarosio, insieme a fibre, vitamine e minerali. Secondo database nutrizionali ufficiali, 100 grammi di pera fresca apportano in media circa 55-60 kcal e 10-12 grammi di zuccheri totali.

Le differenze di contenuto calorico e glucidico tra le varietà commerciali sono generalmente modeste: studi di composizione mostrano variazioni limitate tra cultivar come “Conference”, “Williams” o “Abate Fetel” per quanto riguarda zuccheri totali e apporto energetico, a fronte di differenze più marcate in consistenza, aroma e contenuto in alcune sostanze fitochimiche. Nessuna pera può essere definita intrinsecamente “light” secondo la normativa europea sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute, che riserva il termine “light” a prodotti con riduzione significativa di uno o più nutrienti o del valore energetico rispetto a un prodotto simile, riduzione che deve essere almeno del 30%.

Utilizzare tali termini su pere comuni crea aspettative infondate: il consumatore può credere di acquistare un prodotto con minore apporto calorico o glucidico rispetto ad altre pere, mentre i valori reali sono sovrapponibili alle pere standard. Questo può portare a pagare un sovrapprezzo non giustificato da una differenza nutrizionale documentata, incidendo sul corretto rapporto qualità/prezzo e sulla capacità del consumatore di valutare criticamente l’offerta.

Le conseguenze per chi ha esigenze dietetiche specifiche

Le persone con diabete, chi segue diete ipocaloriche prescritte o chi vuole controllare l’apporto di zuccheri necessitano di informazioni chiare e veritiere. Le linee guida nutrizionali per il diabete raccomandano il consumo di frutta in porzioni controllate, sottolineando l’importanza di conoscere il contenuto di carboidrati e zuccheri dei singoli frutti. Se le scelte si basano su denominazioni fuorvianti prive di riscontro normativo o analitico, gli obiettivi nutrizionali possono essere compromessi, con possibile impatto sul controllo glicemico e sulla gestione del peso.

Come riconoscere le denominazioni corrette da quelle sospette

Un consumatore informato dispone di strumenti concreti per difendersi da pratiche commerciali potenzialmente ingannevoli. La normativa europea stabilisce che le informazioni sugli alimenti non devono indurre in errore riguardo alle caratteristiche dell’alimento, incluse natura, identità, proprietà, composizione, quantità e metodo di produzione.

Quando vi trovate davanti a confezioni di pere con diciture particolari, verificate la presenza della varietà botanica: per i prodotti ortofrutticoli soggetti a norme di commercializzazione specifiche, come le pere, deve essere indicata la varietà commerciale sui colli e sui documenti di accompagnazione. La sola presenza di aggettivi come “light” senza identificazione varietale è un segnale di etichettatura povera o non conforme alle migliori pratiche. Cercate la tabella nutrizionale: quando un alimento riporta un’indicazione nutrizionale come “light”, il produttore deve rispettare i requisiti normativi e fornire la dichiarazione nutrizionale obbligatoria. In assenza di valori nutrizionali che mostrino una reale riduzione di energia o nutrienti rispetto a pere analoghe, l’uso dell’indicazione è improprio.

Diffidate delle promesse generiche: espressioni vaghe come “adatte alla dieta” o “ideali per la linea”, se collegate a benefici nutrizionali o di salute, possono rientrare nelle indicazioni sulla salute disciplinate dalla normativa e richiedono una specifica autorizzazione. Confrontate sempre i prezzi: pratiche di marketing che differenziano il prodotto solo attraverso un claim non supportato possono condurre a un prezzo più elevato senza corrispondente valore aggiunto.

Gli obblighi che gli operatori dovrebbero rispettare

La normativa sulle pratiche commerciali sleali vieta di ingannare i consumatori tramite informazioni false o comunque idonee a trarli in errore sulle caratteristiche principali del prodotto, comprese le sue proprietà nutrizionali o i benefici per la salute. Gli operatori del settore ortofrutticolo devono quindi fornire denominazioni di vendita precise e non fuorvianti, nel rispetto delle normative europee sull’informazione ai consumatori e sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute.

Quando un prodotto riporta indicazioni nutrizionali come “light” o “a ridotto contenuto calorico”, deve rispettare requisiti specifici: per essere definito “a ridotto contenuto energetico”, il valore energetico deve essere ridotto di almeno il 30% rispetto a un prodotto simile, e la differenza deve essere indicata. Per utilizzare il termine “light”, occorre specificare l’aspetto in cui il prodotto è “light” e la riduzione deve rispettare i criteri stabiliti.

Una pera fresca, essendo un prodotto naturale non trasformato con composizione relativamente stabile tra le varietà, difficilmente può soddisfare tali requisiti rispetto ad altre pere, se non nel contesto di un confronto analitico chiaramente esplicitato in etichetta, con indicazione della base di paragone richiesta per i claim comparativi.

Cosa fare se si sospetta una denominazione scorretta

I consumatori hanno il diritto di segnalare casi sospetti alle autorità competenti. In Italia, i controlli ufficiali in materia di etichettatura e presentazione degli alimenti sono affidati alle ASL competenti per territorio, all’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero dell’Agricoltura e alle Camere di Commercio per quanto riguarda taluni aspetti di correttezza commerciale. Anche le associazioni dei consumatori possono assistere nella presentazione di reclami e azioni collettive.

Azioni pratiche utili comprendono: fotografare l’etichetta, conservare lo scontrino e annotare il punto vendita e la data di acquisto, elementi che facilitano l’eventuale attività ispettiva. Numerosi provvedimenti delle autorità garanti in materia di pratiche commerciali scorrette sottolineano l’importanza delle segnalazioni dei consumatori come punto di avvio delle indagini.

L’importanza di scelte informate nel reparto ortofrutta

Il mercato ortofrutticolo sta evolvendo con una crescente attenzione al marketing e alla segmentazione dell’offerta. La diversificazione di packaging, messaggi salutistici e posizionamenti di prezzo può arricchire le scelte dei consumatori, ma solo se avviene nel rispetto dei principi di trasparenza e veridicità sanciti dal diritto alimentare europeo.

La frutta, pere comprese, è riconosciuta dalle linee guida nutrizionali internazionali come elemento fondamentale di una dieta equilibrata: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda il consumo di almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura per contribuire alla prevenzione di malattie cardiovascolari, alcune neoplasie e sovrappeso. Nessuna varietà di pera è “proibita” in assoluto per chi segue una dieta, purché la quantità totale di frutta e l’apporto calorico complessivo siano adattati al proprio fabbisogno e alle eventuali condizioni cliniche.

Saper leggere criticamente le etichette, diffidare delle promesse troppo allettanti e pretendere informazioni conformi alla normativa sono strumenti centrali di tutela del consumatore. Questi comportamenti sono in linea con gli obiettivi di educazione al consumo promossi dalle strategie europee per l’alimentazione sana e la prevenzione dell’obesità. La prossima volta che vi troverete davanti a pere “speciali” con denominazioni accattivanti, qualche secondo in più dedicato a verificare varietà, tabella nutrizionale e tipo di claim può fare la differenza per la vostra salute e per il vostro portafoglio.

Al supermercato hai mai comprato pere light o dietetiche?
Sì e ho pagato di più
Sì ma costavan uguale
No controllo sempre la varietà
No compro solo frutta normale
Non sapevo esistessero

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