Quando un giovane adulto abbandona l’università o fatica a proseguire gli studi, l’intera famiglia attraversa un momento delicato che richiede sensibilità e comprensione. Per i nonni, in particolare, questa situazione può generare preoccupazioni profonde: vedono un nipote che sembra perdere la strada, e il peso emotivo di questa percezione si accompagna spesso al senso di impotenza. Eppure, il ruolo dei nonni in questa fase può rivelarsi determinante, purché venga esercitato con consapevolezza e rispetto dei nuovi equilibri generazionali.
Comprendere le ragioni profonde dietro l’abbandono universitario
Prima di preoccuparsi eccessivamente o intervenire, è fondamentale riconoscere che le dinamiche universitarie contemporanee differiscono notevolmente da quelle delle generazioni precedenti. Secondo i dati ISTAT relativi alla coorte di immatricolati 2019/2020, circa un quarto degli immatricolati non risulta iscritto l’anno successivo, con tassi di abbandono particolarmente elevati nei primi anni di corso e con motivazioni molteplici: difficoltà negli studi, condizioni economiche, problemi personali e di salute.
Non sempre la mancanza di motivazione indica pigrizia o immaturità. Diversi studi mostrano come l’abbandono o la difficoltà a proseguire gli studi possano essere associati a difficoltà psicologiche: ansia, stress, sintomi depressivi, crisi identitarie tipiche della giovane età adulta e senso di inadeguatezza rispetto alle richieste accademiche. In particolare, dopo la pandemia di COVID-19, numerose ricerche condotte in Europa hanno evidenziato un aumento di ansia, depressione e disagio psicologico negli adolescenti e nei giovani adulti, con effetti anche sulla frequenza scolastica e universitaria.
Diversi studi italiani e internazionali indicano che problemi di salute mentale sottostimati, come ansia, depressione e stress elevato, rappresentano fattori di rischio importanti sia per il calo del rendimento che per l’interruzione dei percorsi di studio, soprattutto nel periodo post-pandemico.
Il delicato equilibrio tra supporto e pressione
I nonni si trovano in una posizione peculiare: sufficientemente distanti dalle dinamiche quotidiane genitoriali da poter offrire una prospettiva differente, ma abbastanza coinvolti emotivamente da rischiare di aggiungere pressione anziché sollievo. La preoccupazione autentica può trasformarsi involontariamente in giudizio percepito, ed è proprio qui che serve maggiore attenzione.
Confronti con altri coetanei o con le esperienze della propria generazione spesso aumentano vergogna e senso di inadeguatezza nei giovani in difficoltà. Allo stesso modo, domande insistenti sui piani futuri che il giovane potrebbe non aver ancora definito, commenti che possano essere interpretati come critiche verso le scelte genitoriali, o l’utilizzo della leva economica come strumento di controllo creano tensioni controproducenti. Le ricerche familiari associano queste modalità a maggior conflittualità e minore autonomia percepita nei giovani adulti.
Strategie costruttive per i nonni preoccupati
Creare uno spazio di ascolto non giudicante
Il dono più prezioso che un nonno può offrire in questa fase è la disponibilità ad ascoltare senza l’urgenza di risolvere. In psicologia clinica è ben documentato come l’ascolto empatico e non giudicante favorisca la riduzione dell’ansia e l’aumento della capacità di riflettere su di sé, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti in crisi.
Diversamente dai genitori, che spesso sono investiti dall’ansia di trovare soluzioni immediate, i nonni possono permettersi di essere semplicemente presenti. Questo non significa passività, ma piuttosto la capacità di accogliere le confusioni del nipote senza amplificarle con la propria preoccupazione.
Raccontare le proprie esperienze di incertezza, anche fallimenti superati nella propria biografia, può contribuire a normalizzare le difficoltà e a mostrare che i percorsi non lineari fanno parte dell’esperienza umana. L’importante è mantenere un tono di condivisione e non di lezione morale.

Valorizzare competenze e interessi alternativi
L’abbandono degli studi tradizionali non equivale necessariamente a un fallimento esistenziale. Studi sull’orientamento e sulle transizioni scuola-lavoro mostrano che molti giovani adulti trovano collocazioni soddisfacenti attraverso percorsi professionalizzanti, formazione tecnica, apprendistati o esperienze lavorative pratiche, rispetto a corsi universitari poco allineati ai loro interessi.
Un nonno attento può aiutare il nipote a riconoscere capacità che lui stesso sottovaluta, suggerendo percorsi formativi alternativi, apprendistati, esperienze all’estero o progetti imprenditoriali, purché tali suggerimenti rispettino desideri e tempi del giovane. Diverse analisi sulle carriere dei giovani in Italia indicano che chi intraprende percorsi professionalizzanti coerenti con i propri interessi, come ITS, formazione tecnica o tirocini strutturati, riporta spesso livelli di soddisfazione e inserimento lavorativo comparabili o superiori a quelli di alcuni percorsi universitari generalisti.
Coordinamento discreto con i genitori
La relazione tra nonni e genitori richiede una calibrazione particolare in queste circostanze. È essenziale rispettare la genitorialità senza rinunciare al proprio ruolo affettivo. Un dialogo privato con i genitori del nipote permette di comprendere meglio la situazione, eventuali supporti psicologici già attivati, e le strategie familiari in atto.
L’offerta di aiuto concreto dovrebbe sempre passare attraverso i genitori: proposte di contributi economici per percorsi formativi alternativi, disponibilità a ospitare il nipote per un periodo di riflessione, o connessioni professionali della propria rete che potrebbero aprire opportunità inaspettate.
Riconoscere quando serve aiuto professionale
Talvolta la mancanza di motivazione nasconde problematiche più profonde che richiedono l’intervento di specialisti. Dopo la pandemia è emerso con evidenza un aumento di ansia, depressione, disturbi del sonno e comportamenti disadattivi tra adolescenti e giovani, sottolineando l’importanza dell’accesso a servizi di salute mentale tempestivi e adeguati.
I nonni possono svolgere un ruolo importante nel destigmatizzare il supporto psicologico, presentandolo come risorsa preziosa anziché come segnale di debolezza. Condividere eventualmente proprie esperienze con professionisti della salute mentale o semplicemente legittimare questa possibilità può favorire la richiesta di aiuto da parte del giovane.
La pazienza come forma di fiducia
Le biografie contemporanee sono sempre meno lineari. Molti studi sociologici sulla transizione alla vita adulta mostrano che il modello tradizionale diploma-laurea-lavoro fisso-pensione è sempre meno rappresentativo dei percorsi reali, caratterizzati da passaggi, interruzioni, cambi di direzione e periodi di esplorazione.
Molti professionisti affermano di aver attraversato in passato fasi di smarrimento, cambi di direzione o anni di pausa che, retrospettivamente, hanno contribuito alla loro maturazione personale. Questo tipo di narrazione è coerente con la letteratura sulla resilienza e sui percorsi di crescita, che sottolinea come le crisi possano diventare occasioni di riorganizzazione e sviluppo.
Trasmettere al nipote la fiducia che troverà la propria strada, anche se diversa da quella immaginata, rappresenta un investimento emotivo dal valore importante. Questa fiducia non è cieco ottimismo, ma riconoscimento della resilienza umana e delle risorse interiori che molti giovani possiedono, anche quando momentaneamente non riescono a vederle. Il ruolo dei nonni non è risolvere il problema o eliminare le preoccupazioni, ma offrire una presenza stabile che testimoni come l’amore familiare non dipenda dai risultati accademici, e come ogni fase di crisi possa contenere in sé potenzialità trasformative ancora invisibili.
Indice dei contenuti
