Quando acquistiamo cozze confezionate al supermercato, spesso siamo convinti di portare a casa un prodotto marino fresco e naturale. In realtà , nel caso dei mitili confezionati e trattati per prolungarne la durata, possono essere impiegati additivi consentiti dalla normativa, tra cui i solfiti, che non tutti i consumatori sanno riconoscere in etichetta e che possono rappresentare un rischio per chi soffre di asma o ipersensibilità .
Il segreto dietro l’aspetto appetitoso delle cozze
Avete mai notato come alcune cozze confezionate mantengano un aspetto uniforme e “appena lavorato” per diversi giorni in frigorifero? Questo risultato non dipende solo dalla refrigerazione: nel settore ittico vengono utilizzati solfiti come il metabisolfito di sodio per prevenire l’ossidazione e l’imbrunimento di crostacei e prodotti della pesca, prolungandone l’aspetto commerciale.
Questi composti chimici, identificati con le sigle da E220 a E228, sono autorizzati nell’Unione Europea come conservanti e antiossidanti e sono impiegati in particolare in crostacei e prodotti ittici lavorati. Il problema non è tanto il loro impiego, che è regolato per legge, quanto la capacità del consumatore di individuarli chiaramente in etichetta, soprattutto se ha allergie o intolleranze.
L’etichetta: un labirinto di informazioni poco intuitive
La normativa europea sugli allergeni obbliga i produttori a dichiarare la presenza di solfiti in quantità superiore a 10 mg/kg o 10 mg/l espressi come SO₂, indipendentemente dal fatto che siano usati come additivi o presenti naturalmente. Tuttavia, il modo in cui questa informazione viene riportata può renderla poco immediata per il consumatore.
Spesso la dicitura compare all’interno di liste ingredienti molto lunghe, in caratteri tipografici ridotti ma comunque conformi al minimo di legge, rendendo più difficile l’individuazione da parte di chi non cerca attivamente questi additivi. È frequente l’uso di denominazioni tecniche come “metabisolfito di sodio” o “bisolfito di potassio”, corretta dal punto di vista normativo ma non sempre chiara per chi fa la spesa velocemente.
Perché questa situazione è problematica
I solfiti non sono sostanze da sottovalutare per alcuni gruppi di popolazione. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare e diverse review cliniche segnalano che una quota di soggetti asmatici, stimata tra il 3% e il 10% dei pazienti asmatici, può presentare ipersensibilità ai solfiti, con reazioni che includono broncospasmo e peggioramento dei sintomi respiratori dopo l’esposizione alimentare.
In soggetti sensibili sono stati descritti sintomi quali cefalea, orticaria, disturbi gastrointestinali e, più raramente, reazioni anafilattoidi severe. Per questo la presenza di solfiti oltre la soglia di 10 mg/kg è regolata come allergene da dichiarare obbligatoriamente, proprio per tutelare i consumatori suscettibili.

Come riconoscere la presenza di additivi
Difendersi da un’etichettatura poco intuitiva richiede attenzione sistematica. Quando acquistate cozze confezionate, ispezionate l’intera superficie della confezione, non solo il fronte pubblicitario. Cercate le sigle E220-E228 nell’elenco degli ingredienti: indicano diverse forme di anidride solforosa e solfiti. Prestate attenzione a diciture come “contiene solfiti” oppure alla presenza del termine evidenziato tra gli allergeni, come richiesto dalla normativa.
Verificate eventualmente la presenza di una sezione separata per gli allergeni, dove i solfiti devono essere chiaramente indicati se presenti oltre la soglia. Ricordate che un aspetto molto uniforme e stabile nel tempo può indicare un prodotto lavorato, ma non è di per sé prova di un trattamento con solfiti: l’unico strumento affidabile resta l’etichetta.
Alternative e strategie di acquisto consapevole
Chi vuole ridurre l’esposizione ad additivi deve basarsi su informazioni verificabili, non solo sull’apparenza del prodotto. Il banco del pesce fresco può offrire cozze sfuse non trattate con conservanti, ma la situazione non è uniforme: è sempre opportuno chiedere esplicitamente se sono stati impiegati additivi o trattamenti specifici, perché anche i prodotti sfusi sono soggetti a norme igienico-sanitarie e, in alcuni casi, a trattamenti autorizzati.
Diverse aziende di prodotti ittici valorizzano ormai in etichetta la dicitura “senza conservanti aggiunti” o simili. Questa indicazione, quando presente e veritiera, segnala che non sono stati aggiunti additivi come i solfiti, fermo restando il rispetto della catena del freddo. Per la sicurezza microbiologica, enti e associazioni di settore raccomandano comunque di consumare le cozze sempre ben cotte e entro tempi brevi dall’acquisto, specie per il prodotto fresco.
Il ruolo attivo del consumatore
Non limitatevi a essere acquirenti passivi. Potete chiedere informazioni al personale del reparto ittico su eventuali additivi e modalità di conservazione, segnalare etichette poco leggibili o non conformi alle associazioni dei consumatori o alle autorità competenti, e privilegiare i produttori che adottano etichettature chiare sugli allergeni, inclusi i solfiti, comunicando in modo trasparente l’eventuale assenza di conservanti.
La presenza di additivi nei prodotti ittici non è di per sé illegale né automaticamente dannosa, ma la loro comunicazione poco chiara può creare problemi soprattutto a chi ha allergie o asma. La normativa europea riconosce il diritto del consumatore a un’informazione corretta, chiara e leggibile sugli allergeni, tra cui i solfiti, e la lettura attenta dell’etichetta è uno strumento essenziale di tutela personale. La prossima volta che acquistate cozze confezionate, dedicate quei minuti necessari alla lettura attenta dell’etichetta: la vostra salute merita questa piccola attenzione nella routine della spesa.
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